Racconti Onirici di Angelo M.D.P.

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LA BASE DI TUTTO

 

Forse non avrebbero dovuto bere così tanto e mischiare, soprattutto mischiare. Questo era quello che probabilmente entrambi pensavano della sera prima passata in discoteca. Il sole era già alto e non sarebbero bastate tutte le caffettiere moka del mondo a svegliarli come si deve. Lei si chiedeva fra sé e sé guidando non tanto dove ma da cosa stavano scappando. Lui taceva e si rannicchiava in pose convulse da copilota distratto, dal paesaggio, dal mare e dalle macchie nere che l’alcool gli aveva lasciato nella mente.

L’auto scivolava sola come guidata da un pilota automatico. La notte passata era ormai quasi alle spalle, come alle spalle era Taormina, il vulcano, il colore rosso della lava, il blu affumicato del suo cielo. Lei portava una minigonna pazza. Lui si perdeva in quel taglio lungo di coscia. Un erotismo blando, educato, razionale. Messina si avvicinava e le cose rimanevano le stesse. Il mare comunque sempre lì a destra con tutta la sua poesia. Col mare bisogna combattere e riflettere, come fa il sole.

Una specie di pizzico che non deformava le curve era la sua prima carezza nel sottocoscia. Il silenzio si mischiava alle vibrazioni meccaniche che il vento fa sull’auto. Puoddarsi che in sottofondo dagli altoparlanti uscisse una musica, forse Lou Rawls, Somebody have a mercy. E gli sguardi di lui sottolineavano come videotrack le parole del pezzo Tell me what is wrong with me. Il blues è un colore, una musica, uno stato d’animo, e non dei migliori. Loro il blues lo avevano dentro.

Una rincorsa verso la differenza. Un viaggio che li avrebbe prima o poi portati a casa, se ancora ce l’avevano, una casa. Una fuga dal presente, verso la metafisica dell’assenza. Trascendevano mentre risalivano la costa orientale dell’isola grande. Passando da messina dove saggiamente avrebbero evitato incontri scomodi con familiari grezzi. La sublimazione del road movie. Lui così ex-americano, lei così profondamente mediterranea. Lui così softly new age, lei così postmodern retrò.

La mano di lui continuava ad esplorare la superficie liscia della gamba di lei. Quasi un’ora di macchina era trascorsa da quel caffè di Taormina. Nemmeno una parola. Il silenzio li aveva accompagnati insieme ai pensieri ipnopompici di un risveglio impossibile. Fu allora che lei si voltò verso di lui e con uno sguardo improprio disse: La base di tutto è la carezza. E lì mi svegliai.

 

Angelo Mazzei Di Poggio

27 maggio del 2013

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