La Meccanica Animistica – nuovi paradigmi crescono

See on Scoop.itGazzetta Elbana

UN DIALOGO CON HEISENBERG
di Angelo Mazzei
tratto da ‘VUOTI DI PENSIERO’

 

Le leggi della meccanica quantistica sono essenzialmente di tipo statistico. Invece le leggi della meccanica animistica non lo sono affatto, il loro tipo è semmai psichico non antropocentrico. Nella Quantistica anche se i parametri di un sistema atomico sono completamente determinati mediante un esperimento, il risultato di un’osservazione futura del sistema non è in genere prevedibile con accuratezza. Nella Animistica invece non si parla di sistema osservato, in quanto si parte dal presupposto che l’osservatore è endosistemico, il rapporto con il sistema non avviene più attraverso l’osservazione, ma con l’attenzione. Nella Quantistica si può dare solo la probabilità di un certo risultato dell’esperimento. Il grado di determinazione che è anche attribuito alle sue leggi è, per esempio, responsabile del fatto che i principi di conservazione dell’energia e dell’impulso siano sempre rigorosamente validi. Essi si possono verificare con la precisione desiderata, e sono allora validi con la precisione con cui sono stati dimostrati. Nella meccanica animistica non c’è una differenza da misurare tra energia conservata ed energia perduta; il soggetto è l’energia stessa e – ciò che secondo la Quantistica è un soggetto che conserva o perde energia – è ora solo un luogo vuoto attraversato da energia. Dice però Heisenberg che il carattere statistico delle leggi della meccanica quantistica si manifesta nel fatto che uno studio accurato delle condizioni energetiche rende impossibile seguire simultaneamente un particolare evento nello spazio e nel tempo. Con la meccanica animistica il fulcro dello studio non è più lo hic et nunc attraversato dall’energia – ma l’energia senza un qui ed ora. L’energia è pensiero – il sistema stesso è il risultato di pensiero. Per capire questo bisogna dimenticare la soggettività singolare. Il pensiero è uno, e quelli che noi siamo abituati a chiamare ‘pensieri’ rappresentano appunto dei luoghi vuoti attraversati da pensiero.
Quando uno scienziato cerca di determinare qualcosa, accade un reflusso di pensiero; è come se il pensiero attraversasse contemporaneamente la cosa che lo scienziato vuole determinare e la sua mente. E’ una specie di cortocircuito.
Le relazioni di indeterminazione offrono già un esempio di come in meccanica quantistica la conoscenza esatta di una variabile possa escludere la conoscenza esatta di un’altra. Questa relazione complementare tra differenti aspetti di uno stesso processo fisico è in realtà caratteristica dell’intera struttura della meccanica quantistica. La meccanica animistica invece ricongiunge la spaccatura tra osservato ed osservatore e guarda prima di tutto a se stessa, e a se stessa come un vuoto attraversato dall’oggetto della sua osservazione. Forse questo era già contenuto nelle parole dello stesso Heisenberg quando ricorda che, per esempio, la determinazione delle relazioni energetiche esclude la descrizione dettagliata dei processi spazio-temporali; che lo studio delle proprietà chimiche di una molecola è complementare allo studio del moto dei singoli elettroni nella molecola, oppure che l’osservazione dei fenomeni di interferenza è complementare all’osservazione di quanta di luce singoli. Infine, si può delimitare l’area di validità della meccanica quantistica e della meccanica animistica nel modo seguente: la meccanica quantistica rappresenta quell’aspirazione a conoscere la natura in cui fondamentalmente cerchiamo di trarre conclusioni sui processi oggettivi dalle osservazioni, e quindi evitiamo di prendere in considerazione l’influenza che ogni osservazione ha sull’oggetto osservato, perciò, ha il suo limite nel punto in cui non si può più ignorare l’influenza dell’osservazione sull’evento. La meccanica animistica, per contro, rende possibile trattare i processi atomici trascurando la loro descrizione spazio-temporale e la loro oggettivizzazione.
Vorrei spiegare brevemente con un famoso esempio come si può raggiungere, attraverso la teoria atomica, una comprensione dei processi intuitivi con i quali abbiamo a che fare nella vita quotidiana. L’interesse dei ricercatori si è spesso concentrato sul fenomeno in cui da un liquido, per esempio una soluzione salina soprassatura, emergono improvvisamente cristalli di forma regolare. Secondo la teoria atomica, la forza formante in questo processo è per certi versi la simmetria caratteristica della soluzione dell’equazione d’onda di Schrödinger, e per questo motivo la cristallizzazione si spiega con la teoria atomica. Questo processo nasconde tuttavia un elemento animistico e – si potrebbe quasi dire – psichico che non può essere ulteriormente ridotto: anche se lo stato del liquido è completamente noto prima della cristallizzazione, la forma del cristallo non è determinata dalle leggi della meccanica quantistica. L’emergenza di forme regolari è solo molto più ‘logica’ di un ammasso informe. Ma la forma finale deve in parte la sua origine a un elemento dell’anima, che in linea di principio si può ricondurre al paradigma pitagorico di anima e numeri. Nel prossimo capitolo tratteremo della matematica della musica e dell’arte.

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