NO, NO, e NO al COMUNE UNICO

Via Scoop.itGazzetta Elbana

Il preambolo storico della proposta di legge sul ‘Comune Unico’ è singolare e un po’ confuso. Lo trascriviamo: “l’isola d’Elba forma un territorio unitario ancorché storicamente ripartito in vari versanti di origine e tradizioni diverse, ma riportabile all’unica matrice d’insularità dalle comuni origini etrusche delle miniere e dei forni per la estrazione e la fusione dei metalli”. Ci fa piacere che si riconosca, probabilmente obtorto collo, che il territorio insulare è (parola di Comitato) “storicamente ripartito in vari versanti di origine e tradizioni diverse”, concetto che è stato attualizzato e ampliato da Paola Mancuso con questa bella immagine: “La frammentarietà di quest’isola è la proiezione di quello che siamo, di comunità locali sorelle ma fiere delle proprie diversità, che in esse hanno trovato spesso stimoli di sana competitività”.

E’assai meno apprezzabile, invece, che per giustificare l’unitarietà dell’Elba si risalga, con evidenteforzatura cronologica, addirittura all’epoca etrusca. Perché non al Paleolitico? Dal momento che neitempi paleolitici l’Elba era unita al promontorio piombinese, sarebbe comparsa l’occasione per proporre un Comune Unico più vasto, da chiamare Comune di Piombino-Elba con sede e centri decisionali a Piombino. Allo stesso modo Orsini e C. avrebbero potuto evitare quel riferimento ai forni per la ‘fusione’ dei metalli, anche perché il sostantivo esatto non è ‘fusione’, bensì‘riduzione’. A meno che quest’ultimo termine sia stato scansato di proposito perché, per estensione, avrebbe potuto far pensare a un’Elba tripartita per “versanti di origini e tradizioni diverse”, ossia a un’aggregazione amministrativa di gran lunga preferibile all’avventura/miraggio del Comune Unico.

Esaminando la proposta elaborata da Orsini e C., non si può non rimanere letteralmente allibiti dalcontenuto di alcuni articoli. Per ora limitiamoci a due. L’art. 5 recita: “Tutti gli atti normativi, i piani, gli strumenti urbanistici ed i bilanci dei comuni … restano in vigore …fino all’entrata in vigore dei corrispondenti atti del commissario straordinario o degli organi del Comune dell’Isola d’Elba”. Checché se ne dica, il commissario unico sarà una specie di dux che avrà il potere di stravolgere piani strutturali e regolamenti, a suo piacere e per un periodo che potrebbe essere molto lungo (anni piuttosto che mesi). Le forti e giuste perplessità espresse al riguardo da un tecnico super partes e di consolidata professionalità qual è il prof. Massimo Balducci dell’Università di Firenze avrebbero dovuto far capire a chi di dovere che c’era necessità di riflessione, dialogo e ripensamenti. Al contrario: anche il prof. Balducci ha ricevuto una replica piuttosto stizzita, che in pratica si risolve in un “Così è se vi pare, e se non vi pare è lo stesso così”.

E veniamo all’art. 7: “Lo statuto del Comune dell’Isola d’Elba può, per conservare e valorizzare l’identità storica delle comunità locali, prevedere l’istituzione di municipi negli ambiti territoriali corrispondenti ai comuni oggetto della fusione”. Quel ‘può’, preferito a ‘deve’, la dice lunga sugli scenari futuri per la popolazione elbana, in particolare per quella più lontana da Portoferraio, centro del potere. Mutuando concetto e parole da Dante Leonardi, non è difficile prevedere che “i cittadini delle diverse realtà periferiche saranno costretti a periodiche transumanze per rappresentare o discutere di problematiche relative alle proprie attività”. Transumanze – possiamo aggiungere – che diverranno insopportabilmente intense e pesanti perché andranno ad aggiungersi ai già numerositrasferimenti forzosi in continente per motivi di salute, giustizia, ecc.. A nostro avviso le trasformazioni amministrative dovrebbero avere come stimolo e come scopo principale il benessere dei cittadini e invece ci si sbraccia per realizzare un modello centralistico che non può che andare contro le loro esigenze generali e le loro necessità quotidiane. Non possiamo fare a meno di citare, per la seconda volta, le lucide perplessità del Sindaco Mancuso: “Stiamo festeggiando la crisi di quella perifericità ed efficienza dei servizi vicini ai cittadini che ad altri tavoli rivendichiamo come un diritto”.

Crediamo che sia difficile dire meglio di quanto ha fatto Angelo Mazzei cosa ci aspettiamo:“Quello che noi elbani chiediamo è la costruzione di un percorso condiviso. Ci auguriamo che presto vengano coinvolti i cittadini per partecipare ad un tavolo di confronto al quale si discutano tutti gli aspetti di questo processo e si elabori una forma articolata, e ben definita, nei dettagli di quello che dovrebbe essere il Comune dell’Elba”. Sarebbe opportuno, inoltre, che il Comitato pro Comune Unico facesse tesoro delle enunciazioni e dei principi sanciti dalla Carta Europea delle Autonomie locali sia nel preambolo (per esempio:” le collettività locali costituiscono uno dei principali fondamenti di ogni regime democratico; il diritto dei cittadini a partecipare alla gestione degli affari pubblici fa parte dei principi democratici comuni a tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa”) sia negli articoli 4 e 5 (“Le collettività locali dovranno essere consultate per quanto possibile, in tempo utile ed in maniera opportuna nel corso dei processi di programmazione e di decisione per tutte le questioni che le riguardano direttamente…; “Per ogni modifica dei limiti locali territoriali, le collettività locali interessate dovranno essere preliminarmente consultate…”).Invece, allo stato attuale, con le amministrazioni del territorio non c’è stata nessuna consultazione, nessuna discussione preventiva, nessun piano condiviso, bensì un’arroganza degna di miglior causa e un desiderio di concludere con una fretta eccessiva. Cos’ è, questo modo di procedere, se non uno schiaffo solenne proprio alla democrazia che, secondo il pomposo lamento di Orsini, sarebbe stata insultata da altri? A tale proposito sono emblematiche le affermazioni perentorie del vicepresidente del Consiglio regionale: “Il percorso, è già indicato. Occorre solo decidere se l’Isola d’Elba lo vuole compiere autonomamente e in maniera consapevole oppure subirlo”. Insomma: “O mangiate questa minestra o saltate dalla finestra”. Alla faccia della democrazia e della partecipazione! Si tratta di un diktat intollerabile almeno quanto la nomina di un commissario unico tuttofare. Non accetteremo mai né l’uno né l’altro, tanto più che collidono chiaramente con le disposizioni della suddetta Carta Europea.

Ebbene: chi ha ‘pensato’ siffatte modalità per ottenere una metamorfosi dirompente quale sarebbela fusione dei Comuni sappia che, se si continuerà con questi metodi, per ostacolarla useremo tutti i mezzi che la democrazia e le sue leggi ci consentono. Non esclusa, ove occorra, l’attivazione di un contenzioso legale per difendere l’interesse e la qualità della vita dei nostri conterranei.

 

Andrea Ciumei

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